Perceive me as a sacerdotessa della normalità
Scrivo più di quanto penso, ma soprattutto penso più di quanto devo. Una volta ho letto che ormai non sappiamo più presentarci “come persone” e che tendiamo a descriverci con la nostra professione. Prima non ci vedevo nulla di male: chi fa un lavoro come il mio ha davvero una fortuna tra le mani, in mille sensi. Poi, però, succede quella cosa per la quale proprio chi fa un lavoro come il mio (e resta un’idealista) inizia pian piano a marcire e a cercare, come ultimo atto di salvataggio, un nuovo modo di identificarsi nel mondo. Finisce quindi l’era selvaggia della creatività sciacalla e inizia quella del “ma io cosa sto diffondendo in questo mondo?”. E, nonostante adesso io non sia comunque meno creativa, scrittrice, copywriter o specialist di qualcosa, la decadenza etica del settore pubblicitario ha lasciato spazio ad altre interpretazioni di me stessa. Finalmente.

Così, adesso, posso dirti che sono
un’osservatrice accanita del cielo e dell’acqua,
una cercatrice di senso,
una disubbidiente,
una pensatrice,
una scrittrice,
un’amazzone,
una creativa,
una strega,
una persona
normale.
Cosa c’entra questo progetto con la mia persona?
Un’altra descrizione che ho offerto a me stessa, negli ultimi mesi, è quella di “cercatrice di senso”. Purtroppo, la mia più grande maledizione è avere uno spirito filosofico e una mente scientifica. Questo si traduce in un bisogno viscerale di cercare un significato e un riscontro in quello che faccio e in quello che succede attorno a me. La mia scrittura, perciò, fattrice di mondi e significati, non poteva restare insensibile a questo bisogno.
Per questo ho dato vita al progetto IMPERIMPER: un modo per trovare un senso profondo, utile e accogliente, e dare risalto e giustizia a tutte quelle cose così normali che nessuno vuole riconoscere come indispensabili.
Cosa resterà di te?
Se hai 15 minuti da dedicare a una domanda che prima o poi arriva a tutti, ti racconto come funziona. Poi decidi tu se vale la pena regalarti qualcosa che resti.

